Inserire la regolarizzazione dei lavoratori stranieri irregolari nel 'Decreto maggio' che in settimana dovrebbe essere approvato dal Consiglio dei ministri. È l’ipotesi sulla quale sta ragionando l’esecutivo. Con la ministra delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, che pressa il Governo: «Non è più possibile tergiversare». Al dossier sta lavorando anche la collega dell'Interno, Luciana Lamorgese, d'accordo sulla necessità di un intervento, anche se non nelle dimensioni numeriche auspicate da Bellanova, che ha parlato di «600mila 'invisibili' di cui lo Stato deve farsi carico». Non solo braccianti (l’allarme sulla mancanza di manodopera in agricoltura risale a più di un mese fa, con la chiusura delle frontiere per coronavirus e l'impossibilità dei lavoratori stagionali dell'Est Europa di venire in Italia), ma anche in edilizia o nelle famiglie, ai quali «va dato un permesso di soggiorno.
Nel governo confronto aperto sui numeri della regolarizzazione
Bellanova
e Lamorgese si sono confrontate nelle ultime settimane sulla
definizione di un provvedimento che prevede il rilascio di un permesso
di soggiorno stagionale rinnovabile a fronte di un contratto di lavoro.
La titolare del Viminale non ha però in mente i 600mila stimati dalla
collega. Si parla di una cifra più bassa. Nelle intenzioni della
ministra dell'Interno la priorità sono i braccianti agricoli (circa
200mila) di cui c’è estremo bisogno per assicurare la raccolta nei campi
e, nello stesso tempo, mettere fine a situazioni pericolose come i
'ghetti' di Puglia e Calabria, popolati di 'fantasmi' dalle condizioni
sanitarie difficilmente controllabili in piena emergenza coronavirus. Ma
la titolare dell’Interno è pronta ad allargare la regolarizzazione
anche a colf e badanti in nero (circa altre 200mila persone) se ci sarà
l’accordo polico. Dal piano dunque resterebbero al momento fuori altri
200mila irregolari che lavorano in altri settori, dall’edilizia al
turismo.
Agricoltura, Cia: sanatoria porta a Stato entrate per 1,2mld
A
spingere per la regolarizzazione nei campi è la Cia-Agricoltori
Italiani che fa un paio di conti. Una sanatoria per regolarizzare gli
immigrati e gli irregolari per farli lavorare nei campi, porterebbe
nelle casse dello Stato entrate per 1,2 miliardi di euro. Secondo la
Cia, «se non si agisce in fretta» la regolarizzazione «rischia di avere
effetto fra troppi mesi, quando la stagione della raccolta sarà
terminata e i prodotti saranno abbandonati nei campi per mancanza di
forza lavoro, con la conseguenza per le famiglie di trovare scaffali
vuoti nei supermercati».
Sindacati spingono per regolarizzazione estesa
Il
segretario confederale della Cgil, Giuseppe Massafra, plaude alla
regolarizzazione, ma ritiene «sbagliata ed opportunistica» l’ipotesi di
limitare la regolarizzazione al solo settore agricolo perché, «non tiene
conto della condizione di ricatto e sfruttamento vissuta da tutte le
lavoratrici e i lavoratori stranieri, attualmente sprovvisti di un
regolare titolo di soggiorno, impiegati in vari settori
dall'agricoltura, all'edilizia, al lavoro domestico e di cura, alla
ristorazione, al commercio». Nei giorni scorsi, Cgil Cisl e Uil hanno
rivolto un appello a governo e parlamento per chiedere di regolarizzare i
migranti irregolari, in questa fase di emergenza coronavirus.
Oxfam Italia: includere chi lavora nel settore di cura e nella logistica
Sulla
stessa lunghezza d’onde le organizzazioni che si occupano di tutela dei
diritti dei migranti. In particolare, le organizzazioni della campagna
Ero straniero, che nel 2017 hanno depositato una proposta di legge di
iniziativa popolare, parlano di un provvedimento necessario, ma che deve
essere il più ampio possibile. «Per noi la regolarizzazione non può
essere solo rivolta all'agricoltura, più emersione significa più
sicurezza - sottolinea Paolo Pezzati di Oxfam Italia -. Penso alle
persone escluse dal decreto che lavorano nel settore di cura e della
logistica. Sono persone che vivono nell'ombra e che devono emergere, per
la sicurezza di tutti»
Asgi: regolarizzare persone straniere senza distinzione di settore
L’Asgi
(Associazione studi giuridici per l’immigrazione) ha inviato al governo
e ai ministeri una proposta di regolarizzazione sottoscritta da
centinaia di associazioni in cui sottolinea l'importanza di una
regolarizzazione non per settori e che comprende una duplice
possibilità: la richiesta di permesso per “ricerca occupazione”, di
durata annuale e convertibile alla scadenza, oppure la richiesta di
emersione dal lavoro irregolare,con rilascio di un permesso di soggiorno
per lavoro di durata annuale. Si vuole così «svincolare la
regolarizzazione dal contratto di lavoro, consapevoli del grave fenomeno
del “traffico” dei contratti che ha contraddistinto tutte le precedenti
regolarizzazioni» afferma l'avvocata Nazzarena Zorzella. «La nostra
proposta - aggiunge il presidente dell’Asgi Lorenzo Trucco - risponda al
duplice obiettivo di garantire la tutela della salute collettiva
(possibile se tutte le persone che vivono in Italia hanno accesso al
Servizio Sanitario Nazionale e sono giuridicamente visibili, così da
potere accedere al monitoraggio sanitario che verosimilmente verrà
attuato nelle prossime settimane, per garantire la salute collettiva) e
per riconoscere dignità alle centinaia di migliaia di persone straniere
che, prive di permesso di soggiorno per lavoro, sono esposte a maggiori
rischi di sfruttamento e di emarginazione sociale».
Acli: governo incentivi regolarizzazione badanti
La
Segreteria Nazionale delle Acli in famiglia (AiF) ricorda, dal canto
suo, che «l’emergenza sanitaria e le misure di contenimento sociale che
si sono rese necessarie per affrontarla hanno reso evidente l’importanza
cruciale del lavoro domestico per la tenuta delle nostre famiglie e, in
modo particolare, per la protezione e la cura dei componenti più
fragili». Di qui l’urgenza di «procedere ad una ampia campagna di
incentivi alla regolarizzazione dei lavoratori e delle lavoratrici
domestiche immigrate irregolarmente mettendo nelle condizioni le
famiglie italiane, che ancora non lo possono fare, di garantire il loro
rapporto di lavoro nella legalità e nella trasparenza». L’Assindatcolf
stima in 200mila i domestici senza permesso di soggiorno e chiede di
includerli nella regolarizzazione.
fonte: ilsole24ore
