Due i canali di regolarizzazione proposti. Il primo è attivato dal datore di lavoro che - tramite un contratto - fa emergere un irregolare che deve però già trovarsi sul territorio nazionale e deve essere stato fotosegnalato dalle forze di polizia in Italia prima dell'8 marzo scorso. Allo straniero, dopo una serie di verifiche, sarà accordato un permesso di soggiorno valido per la durata del contratto, rinnovabile in caso di nuovi rapporti di lavoro.
Il secondo canale è il più controverso. E' quello dei tanti stagionali in agricoltura che hanno perso il lavoro in questa fase di crisi o a cui è scaduto il contratto: queste persone potranno avere un permesso temporaneo per ricerca lavoro. La ministra Bellanova lo chiedeva di sei mesi di durata, appoggiata da Provenzano; la collega Catalfo era fortemente contraria. Si è arrivati quindi alla mediazione - spinta da Lamorgese - di tre mesi. La ministra M5s insiste però per 2. La sensazione è che alla fine il testo passerà. "Non è una questione di bandierine - spiega Provenzano - ma di civiltà e bisogna fare di tutto per portare il provvedimento nel dl maggio, arrivando ad una sintesi".
Sono esclusi dalla regolarizzazione i destinatari di provvedimenti di espulsione, i condannati e i soggetti considerati "pericolosi per la sicurezza dello Stato". La norma, alla cui definizione tecnica si sono impegnati gli uffici legislativi dei quattro ministeri coinvolti, è complessa per la serie di adempimenti che mette in moto per le amministrazioni.
Ed al Viminale - una volta approvata la misura - serve un congruo periodo di tempo per attivare la piattaforma informatica necessaria a gestire le richieste, così come è stato fatto in passato.
Quanto ai numeri che la regolarizzazione produrrà, non ci sono certezze: si varia da 2-300mila fino a 600mila. In agricoltura, le associazioni di categoria segnalano una carenza di 200mila persone per la raccolta. E dei circa 300mila stranieri impiegati nelle campagne italiane, l'Osservatorio Placido Rizzotto stima che gli irregolari siano il 35%. Mentre negli accampamenti informali, i cosiddetti 'ghetti' sparsi in vari territori, vivono tra 160mila e 180mila persone. Senza alcuna tutela sanitaria. Per il lavoro domestico, Assindatcolf conta 860 mila persone in regola e ben 1,2 milioni senza contratto. La categoria sta scontando pesantemente l'emergenza Coronavirus: ad aprile le assunzioni sono crollate del 50% ed i licenziamenti cresciuti del 30% rispetto all'anno precedente.